Siate benedette da Dio e da me.
Siate unite nella pace e nell’amore di Dio.
Siate tali donne che Dio per voi sia sempre lodato.
S. Chiara da Montefalco

 

               

 

La storia della Comunità Agostiniana di Montefalco ha inizio con Giovanna di Damiano da Montefalco la quale, poco dopo il 1260, scelse di vivere da povera penitente, insieme ad una compagna di nome Andreola, in una casetta (ora la Chiesa di S. Illuminata) a quel tempo in aperta campagna, che il padre aveva fatto costruire per lei, di fronte all’ospedale dei poveri del Comune. Era il cosiddetto “reclusorio”, che rappresentava, allora, una forma di vita assai diffusa.
Chiara di Damiano, verso il 1273, all’età di sei anni, chiese ed ottenne di andare a vivere anche lei nel reclusorio con la sorella Giovanna. Alle tre recluse, si aggiunsero poi nel tempo, altre quattro giovani. Raggiunto il numero di sette, il primitivo reclusorio risulta troppo piccolo, la comunità decide di trasferirsi in quello assai prossimo dedicato a S. Caterina. Lo spostamento, in ogni modo, avvenne con la prospettiva di costruire un vero e proprio monastero, sempre con l’aiuto del padre Damiano.

Il numero delle giovani, il loro stile di vita, la devozione verso di esse di alcuni cittadini di Montefalco, ma soprattutto di Spoleto, le incoraggiarono a richiedere una regola di vita e il riconoscimento ecclesiale dello stato monastico.
Il 10 giugno 1290 il Vescovo di Spoleto Gerardo concede alla comunità la Regola Agostiniana. La concessione della Regola di S. Agostino, datata dalla Pieve di S. Fortunato di Montefalco, resta un fatto chiaramente basilare nella storia del Monastero, e nella spiritualità agostiniana in esso vissuta.

Il 4 luglio del 1492, le monache al loro interno scelgono di seguire due orientamenti diversi: una parte lascia la comunità, adottando la spiritualità francescana, e accoglie la donazione del Comune trasferendosi nell’ospizio di S. Leonardo accanto al Monastero di S. Chiara.
Il Monastero di S. Croce, dove rimane il corpo di S. Chiara, rifiorisce rapidamente: nel 1501 contava ventuno monache professe; nel 1503 esse erano salite a ventitre. La vita regolare riprese, ed è tuttora in vigore, avendo superato non poche difficoltà e le due soppressioni ben note: quella francese e quella del Regno d’Italia.

Nell’anno Centenario 2008 la comunità vede nascere per volontà del Priore Generale dell’Ordine Agostiniano, P. Robert Prevost, la collaborazione con l’Eremo Agostiniano di Lecceto in Siena.
La coincidenza vuole che nell’Eremo di Lecceto, nel secolo XV, si era formato l’agostiniano frate Anselmo da Montefalco, teologo del Vescovo di Spoleto, poi nominato dal Papa Innocenzo VIII Vicario Generale, infine Priore Generale dell’Ordine Eremitano di S. Agostino, riconfermato incessantemente per ben nove anni, fino a quando vecchio e malato si dimise, e stabilì che dopo la sua morte il suo corpo fosse trasferito all’Eremo tanto amato di Lecceto.
Una storia d’amore che continua con le sue connessioni e le sue sorprese.